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domenica 7 gennaio 2018

Parte la rubrica "Il benessere dello sport" su "ExtraSette", nuovo settimanale del venerdì allegato al "Corriere del Ticino"


Venerdì 5 gennaio ha preso avvio sul settimanale ExtraSette allegato al “Corriere del Ticino”, la nuova rubrica intitolata “Il benessere dello Sport”.
Il primo contributo è legato alla ripresa dell’attività sportiva e all’importanza di porsi degli obiettivi da raggiungere.

giovedì 10 novembre 2016

Lo sport è davvero di tutti?

SPORT PER TUTTI Lo sport è di tutti, anche di chi non vince e non
desidera che spuntarla su se stesso, sui propri limiti
di persona assolutamente "normale".
L'importanza dello sport
"Lo sport è una cosa troppo importante per lasciarla ai soli campioni e a chi vince.
Se accendiamo la TV, i canali sportivi trasmettono avvenimenti che concernono i campioni e dove il valore più importante è la vittoria, il record.
Se apriamo i giornali, i servizi principali sono dedicati agli eventi agonistici, a chi potrebbe vincere e al campione di turno.
Nelle società sportive tutto è organizzato in funzione del risultato, della vittoria. Anche nelle squadre giovanili la selezione o la rosa della compagine viene fatta in funzione del risultato. Tra i cosiddetti "amatori" la musica non cambia: malgrado non sempre lo si ammetta, l'obiettivo è sempre quello di... battere qualcuno.
Il 97% dello sport gridato dai media, e fatto proprio dalla gente, è uno sport interessato solo al risultato, al vincitore, al record.
La gente deve capire che lo sport è importante per ognuno anche se non si è campioni, anche se non si vince. È importante per star bene, per vivere meglio. È una necessità esattamente come lo è mangiare e dormire. Liberiamo lo sport dal giogo del solo risultato e dalla logica del campione: lo sport è di tutti!"

Da: La filosofia del Jogger, p. 38

martedì 13 settembre 2016

Derby Lugano-Ambrì: quando lo sport non promuove rispetto e civiltà

NON VA BENE! Lo striscione incriminato.
Ha suscitato indignazione in molti, e non solo nelle dirette interessate - in questo caso,  in primis, la categoria delle donne -, la discutibile "coreografia" della curva nord proposta in occasione del derby di hockey tra il Lugano e l'Ambrì di sabato scorso. Al punto che un gruppo di cittadini ha lanciato una petizione per chiedere spiegazione ai responsabili diretti e non dell'iniziativa, che viene considerata, a giusta ragione, "irrispettosa e riprovevole nei confronti della donna". Si tratta dei tifosi della curva nord, della società bianconera e della Radiotelevisione Svizzera di lingua Italiana (RSI), che ha commentato, pare, in modo non corretto l'evento.

giovedì 28 luglio 2016

L'importanza dell'attività fisica: almeno un'ora di sport al giorno per contrastare le otto passate da seduti...

SALUTARE Il triathlon, se praticato a livelli non eccessivi, è ritenuto
uno degli sport più salutari in assoluto.
Serve almeno un'ora di attività fisica al giorno, come camminare di buon passo o andare in bici, per contrastare i danni causati da 8 ore giornaliere di sedentarietà, quelle comunemente trascorse al lavoro. È la conclusione a cui è giunto un nuovo studio condotto su oltre un milione di persone e pubblicato sull'autorevole rivista The Lancet.

sabato 18 giugno 2016

Scuola media Breganzona: quel filo di tristezza in una cerimonia di chiusura

Ieri sera, come genitore, ho partecipato alla consegna dei diplomi di licenza media della Scuola di Breganzona. Doveva essere una serata di festa, per premiare lo sforzo dei ragazzi e dei docenti nel loro percorso di crescita comune e di formazione. E invece...

domenica 18 novembre 2012

Perché molti giovani in Ticino non fanno sport?

POCHI Le statistiche dicono che sono pochi
i giovani che praticano uno sport.
Secondo recenti statistiche una buona percentuale dei giovani ticinesi non pratica uno sport in modo regolare e costante. Ciò porta ad esempio a problemi di sovrappeso e di stress. A cosa pensi sia dovuto questo fatto? Ad una mancanza di informazione? Al fatto che in Ticino non vi sono strutture adeguate? Oppure semplicemente perché i giovani preferiscono fare altro?

Questa è la costatazione che viene fatta nel nostro forum sotto la voce "Spazio libero: temi d'attualità...". Riguarda i giovani e lo sport in generale. Com'è possibile che nel nostro cantone dove c'è una sovrabbondanza di copertura mediatica di eventi sportivi la gente, e in particolare i giovani, pratichino così poco lo sport?  Guardiamo al podismo (ma anche al triathlon), dove il ricambio generazionale non sembra evidente. A cosa è dovuto questo fatto? Alla mancanza di infrastrutture, ai valori che si respirano nella nostra società, o a qualche ragione di ordine educativo (famiglia/scuola)?
Iscriviti al FORUM (per accedervi basta fare click sull'icona "IL FORUM DEL TRIATHLETA" nel blog; una volta entrati bisogna iscriversi) e partecipa alla discussione mettendo il pensiero! Nei prossimi giorni anche giovani studenti inseriranno i loro contribuiti/osservazioni.

domenica 1 gennaio 2012

Dare inizio a qualcosa di importante

CORRERE Un gesto naturale fonte di benessere.
1. gennaio. È il primo dell’anno. Quale occasione migliore per una corsetta? Oggi è giorno festivo, quindi c’è tempo a disposizione. Dopo la corsa si può tornare a casa, guardare un po’ di TV, leggere qualcosa o semplicemente fare merenda in famiglia … o niente di tutto ciò. In ogni caso, qualunque cosa si voglia fare, sicuramente ci si sente meglio dopo aver sudato almeno per una mezz’oretta, anche per smaltire qualche caloria del cenone di ieri sera…
Una giornata come questa si presta per fare progetti, per dare inizio a qualcosa di grande, di importante. Nella vita in generale, ma anche - perché no? - nel triathlon, magari pensando ad una partecipazione al nostro primo triathlon in estate, oppure a migliorare il proprio personale.
O forse si preferisce allenarsi così, semplicemente per sentirsi sempre in forma e in salute, in fondo per avere una buona opinione di se stessi, il che è davvero la cosa più sensata e migliore. Bene, allora lasciamo che quest’anno sia proprio impostato in funzione di questo obiettivo.
Nuotare, pedalare, correre sono attività che vale la pena fare non solo nell’ottica di quel che ci darà in futuro, ma dei benefici fisici e mentali che ci regala giorno per giorno.
Allora usciamo per una corsa oggi, e lasciamo che inizi qualcosa di importante per noi...

sabato 5 novembre 2011

Maratona di New York - Il fascino irresistibile della Grande Mela



GRANDE MELA La partenza della NYC è per domani alle 14.40 ora svizzera.

Autunno tempo di maratone. E che maratone! Domani tocca infatti a quella di New York, la più celebre al mondo. Un appuntamento prestigioso al quale anche diversi triathleti ticinesi hanno preso parte in passato. Ricordiamo ad esempio la partecipazione di Michele Caverzasio, Ironman luganese, che nel 2008 realizzò un "crono" di tutto rispetto (2:42.05). Quest'anno ci sarà ancora in nostro Viktor Röthlin che, dopo la delusione dello scorso anno (fu costretto a gettare la spugna al 25mo chilometro), punta a un piazzamento tra i primi dieci. Chi vi scrive ha preso parte alla Maratona di New York nel lontano... 1994. Un'esperienza indimenticabile che avevo fissato su un foglio durante il rientro in aereo, la sera stessa. Lo ripropongo qui di seguito per coloro che magari in futuro vorranno vivere la medesima esperienza.

DA VERRAZZANO A CENTRAL PARK
Le impressioni di un podista amatore tra i partecipanti alla Maratona di New York
"Would you like a drink", mi sento rivolgere d'improvviso da un podista che si trovava proprio in quel momento accanto a me porgendomi un bicchiere con ancora un po' d'acqua raccolto all'ultimo rifornimento. "Thank you", rispondo con affanno, e trangugio con vigore il liquido che rimane nell'involucro, prima di scambiare un cenno di ringraziamento all'occasionale compagno d'avventure che in pochi secondi scompare nella marea di podisti.

STAR Viktor Röthlin.

New York City, sei novembre 1994. Un episodio qualsiasi tra gli infiniti che si sono consumati in occasione della 25ma edizione della più celebre maratona del mondo, quella della Grande Mela appunto. Abbiamo da poco oltrepassato l'indicazione del trentesimo chilometro dei 42 e 125 metri previsti. È questo un momento cruciale per qualsiasi maratoneta. È qui infatti che ognuno comincia a tirare le somme di quello che ha speso e, soprattutto, di quello che può ancora spendere. Dodici chilometri, presi singolarmente, non sono molti per un podista allenato, ma possono diventare un vero e proprio calvario se giungono dopo trenta chilometri percorsi senza risparmio. Del resto, chiunque abbia anche solo una piccola esperienza come maratoneta sa che è proprio da questo punto che inizia la maratona: dal trentesimo chilometro!
L'idea d partecipare a questa grande avventura che è la Maratona di New York risale a qualche anno fa ed è in fondo il sogno che ogni podista amatoriale culla in sè e che vorrebbe un giorno veder realizzato. Sebbene oggi praticamente in ogni angolo del mondo si organizzano maratone sull'arco di tutto l'anno, New York rimane infatti la meta più ambita grazie al suo fascino tutto particolare.
Pronti, via! Alle 10.50 in punto del mattino di domenica 6 novembre, sotto un cielo sereno, lo sparo del cannone mette in movimento una "massa" di non meno di 30 mila concorrenti che prende il via dal ponte di Verrazzano. È un momento impressionante: una folla immensa e colorita stipata nelle pur ampie strade di questo storico ponte lentamente si mette in movimento allungandosi sempre più fino a formare una sorta di biscione variopinto di alcuni chilometri. Giovani e meno giovani, atleti navigati e corridori alle loro prime esperienze, tutti, anche se forse non viene confessato apertamente, hanno una motivazione che li spinge a superarsi: dal campione che corre per vincere, all'atleta che mira ad abbassare il proprio "personale", al vero podista amatore la cui ambizione è innanzitutto quella di giungere alla fine, al Central Park. Ognuno, però, è accomunato dalla stessa volontà di portare a compimento un'avventura entusiasmante, vivendo e assaporando nel corso di questo evento un'atmosfera che è unica nel suo genere.
Trasportati dall'entusiasmo, i primi chilometri vengono percorsi a ritmo sostenuto, agili, quasi senza far fatica. "Go! Go!", si sente gridare dal numerosissimo pubblico assiepato lungo le strade. Ogni tanto si è colpiti dal paesaggio che varia continuamente, oppure da un edificio particolare o ancora da qualche altra curiosità. Si apprezzano anche le numerose orchestrine che animano l'ambiente e che a loro volta contibuiscono a tenere alto il morale. Ma sono senzazioni, queste, che normalmente si vivono solamente all'inizio di una maratona, nei primi chilometri, finché vi sono energie in abbondanza per occuparsi anche di quanto sta al d fuori di noi stessi. Poi, più passano i chilometri, più la respirazione si fa ansimante e le gambe fanno male, ognuno, istintivamente, tende a ripiegarsi su sé stesso risparmiando ogni energia per raggiungere l'ambito traguardo.
Il percorso della maratona si snoda attraverso i cinque "boroughs" di New York: Staten Island, dove è collocata la partenza, Brooklin, Queens, Bronx e infine Manhattan. Descrivere New York in poche righe è un'impresa impossibile. È stata definita in tutti i modi: bella, affascinante, ricchissima, coinvolgente, ma anche triste, impietosa, povera, crudele. New York, crediamo, è tutto e forse il contrario di tutto. C'è chi sostiene che può soltanto essere amata o odiata, non esistono vie di mezzo. Di certo si sa che è la capitale dell'alta finanza non meno che dell'arte, del teatro come della musica e di quant'altro ancora. In una parola: la locomotiva del mondo, un punto di rifeirmento per chi voglia sentirsi al passo con le novità.
30 MILA PODISTI Sul ponte di Verrazzano.
Oltre la 110th Street, siamo ormai entrati a Manhattan, la zona più rappresantativa di New York, dove, oltre all'Empire State Building, al Madison Square Garden, c'è anche il Central Park, ovvero il luogo in cui è posto lo striscione d'arrivo. Qui il pubbilico è veramente numeroso, centinaia di migliaia di persone, e molto caloroso: un coinvolgimento nell'evento eccezionale a vedersi.
Due ore e cinquanta minuti. Ormai è il 40mo chilometro. Forse l'obiettivo di scendere sotto le tre ore è raggiunto. Ma occore stringere il denti. Le ultime centinaia di metri sono ad un tempo terribili ed entusasmanti. Trasportati dall'incitamento della gente si vivono momenti di grande emozione. Ecco l'agognato striscione d'arrivo. Il pubblico è sempre più numeroso e festante. Vi è ancora energia per compiere un ultimo allungo e... superare finalmente la linea d'arrivo.
La sensazione che si prova in questo momento è difficile da spiegare a parole: d'un tratto la sofferenza sembra svanire per lasciare il posto ad uno stato totale beatitudine al quale ci si abbandona competamente.
Il sole d'autunno è tiepido in questo primo pomeriggio nuowayorkese, e gli alberi di Cental Park sono tinti di splendidi colori." (Nicola Pfund)

giovedì 29 settembre 2011

L'insegnamento del triatleta

È il titolo dell'intervista che mi ha dedicato il settimanale "Azione" nel suo ultimo numero a firma di Lorenzo De Carli. In realtà l'articolo è riferito al mio ultimo libro, "La filosofia del Jogger", una sorta di diario personale in cui mi soffermo sulle virtù e i benefici della corsa a piedi e del movimento in generale. Ovviamente parlo anche di triathlon e per questo lo consiglio a tutti i lettori di questo blog. Per chi fosse interessato basta scrivermi (nicola.pfund@gmail.com).
Intanto vi lascio leggere l'intervista che potete aprire cliccando su questo link:
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