domenica 22 novembre 2015

"Prof, ma la cultura a che cosa serve?"

Quando un ragazzo ci chiede "Prof, ma la cultura a che cosa serve?", intende probabilmente "A che cosa serve studiare, essere colti?".  Ma la cultura e lo studio non sono la stessa cosa. La cultura comprende tutto quello che l'Uomo può sapere. Con lo studio ci appropriamo di una parte della cultura.

Noi dobbiamo insegnare ai ragazzi a capire la straordinaria importanza della cultura nella vita dell'Uomo, per suscitare in loro il desiderio di studiare per possederla.
Il compito più arduo per un insegnante è proprio questo. Perché quando ci riusciamo possiamo davvero far tirare fuori da ogni alunno il suo meglio.
Spesso non ci riusciamo, in realtà, perché non siamo noi i soli che costruiscono le loro convinzioni: ogni giorno noi cerchiamo di educarli alla cultura e ci sono messaggi che li bombardano convincendoli che con la cultura non si guadagna e non si mangia, che quello che conta è solo l'aspetto fisico, o la fortuna, o la furbizia. Ma dobbiamo tentare, senza stancarci e senza demoralizzarci se i risultati sono pochi e non sono immediati.
Prima di tutto riflettiamo noi, convinciamoci che la cultura è essenziale per una vita degna di essere vissuta. Solo se ne saremo convinti riusciremo ad essere convincenti. La cultura è la vera grande ricchezza dell'Uomo. Ripetiamo questo concetto ogni volta che ce ne capiterà l'occasione. Tutti, qualunque sia la materia che insegniamo.
La cultura è tutto quello che noi siamo, come esseri umani.
Nella cultura è racchiuso tutto quello che abbiamo pensato e fatto fin dagli albori della storia. C'è tutto quello che abbiamo imparato e capito. Ci sono tutti gli errori  che abbiamo fatto e che non dobbiamo più commettere.
Nella cultura ci sono tutte le conoscenze dell'essere umano, che ci permettono di vivere, di capire, di interpretare il mondo che ci circonda, di migliorare, di  organizzare il presente e di progettare il futuro.
La cultura contiene tutti i libri, che a loro volta contengono tutto quello che narratori, poeti, filosofi, storici, matematici, scienziati, e studiosi di ogni genere hanno pensato, capito e desiderato spiegare e raccontare al resto del mondo, anche dopo la loro morte.
Studiare e farsi una cultura personale significa attingere a quella enorme ricchezza e appropriarsi di una parte. Di una piccolissima parte, in realtà, ma che è molto superiore a tutto quello che una persona può imparare durante la sua vita semplicemente dal rapporto con gli altri. Senza libri avrò esperienza soltanto di ciò che farò io e di quello che mi racconteranno le persone che vivono intorno a me. Se, per esempio, voglio fare il vino, mi insegnerà mio padre, al quale avrà insegnato suo padre. Mi insegnerà quello che hanno capito lui e suo padre, magari con i consigli di un fratello, di un cugino o di un amico. Poche persone in tutto. Ma se leggo un libro sulla vinificazione potrò avere a disposizione l’esperienza di cinquanta persone di tutti i luoghi del mondo e in tutte le condizioni. E se ne leggo dieci potrò moltiplicare per dieci quelle cinquanta persone. E questo vale per qualsiasi argomento o problema.
Bisogna spiegare ai ragazzi che possono vivere senza studiare. E possono vivere anche bene, mangiando, bevendo, dormendo, facendo sesso, ridendo e scherzando. Ma bisogna cercare di far loro capire che c’è una parte enorme della vita che loro, senza cultura, non conosceranno mai.
Per fare questo dobbiamo stupirli, far loro provare delle intense sensazioni. L’amore per la cultura e per lo studio che porta a quella cultura non si può assolutamente imporre. Si può solo suscitare nei bambini e nei ragazzi cercando far loro intravvedere e scoprire altri mondi: il mondo dei pensieri profondi, il mondo della bellezza delle piccole cose, dei grandi spettacoli, dell’arte, della musica; il mondo della straordinaria logica che c’è dietro ai numeri; il mondo degli esseri umani che nei secoli e nei millenni hanno fatto cose straordinarie, hanno lottato per sconfiggere la paura, le malattie, per rendere migliore la vita dell’Uomo.
Bisogna spiegare ai ragazzi che se non ci fosse la cultura, e se non ci fosse chi studia, non ci sarebbe nulla di quello che ci circonda, neppure quello che a loro piace tanto. Non ci sarebbe il cellulare, né l’aereo, né l’automobile, ma neppure il medico e le medicine.

La cultura serve a questo: a vivere.
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