giovedì 24 maggio 2012

Igor Nastic racconta il suo Ironman


 Igor Nastic e il suo preparatore Hrvoje Popovic.
Caro Nicola,

ti scrivo un breve report dell'Ironman di Lanzarote molto diretto e spontaneo, seduto in un bar dopo il rituale del caffè e dei quotidiani. Pur sempre cartacei. Tornare dall'esperienza di Lanzarote e tuffarsi immediatamente nella realtà lavorativa - complice pure una coincidenza mancata all'aeroporto di Madrid - non mi permette quello stacco, quella sedimentazione di pensieri che vorrei tanto vivere dopo un'esperienza così bella e intensa.
Lo hai già annunciato nel tuo spazio virtuale, nel tuo dinamico e necessario blog degli sport di endurance ticinese; sono giunto decimo assoluto in una prova internazionale con oltre 1500 atleti provenienti da tutto il mondo e super allenati. E per un atleta non professionista come il sottoscritto è un bellissimo traguardo sportivo battere una ventina di teutonici PRO in uno degli Ironman più impegnativi - quanto mi piace il termine "demanding" che usano gli americani - del circuito. Aggiungo pure che è un bellissimo cammino umano vivere un'esperienza di questa portata. Tocco la dimensione umana perché vivere l'Ironman non è che l'ultimo anello di una lunga catena fatta di allenamenti, emozioni, momenti alti e a volte bassi, sudore, piaceri, fatiche, perserveranza e condivisione. Dolore muscolare: tanto dolore muscolare, a volte fino alla nausea. E chissà quante altre parole potrei aggiungere. Condividere gli allenamenti, come una corsa lunga per i boschi con Marco Gazzola, una nuotata di oltre 2 ore con l'ex compagno di squadra Michele Silvan o semplicemente incontrare Andrea Zamboni lungo il Piano di Magadino mentre corro da Bellinzona ad Ascona, sono frammenti di vita che in qualche modo sfiorano la dimensione onirica dello sforzo estremo. E quando lo sforzo estremo lo produci su un'isola con oltre 100 vulcani e a picco sul mare, le premesse per fissare dei ricordi indelebili nella memoria ci sono tutti. Per questa ragione - e penso proprio di non essere l'unico - una lacrimuccia di emozione sfugge mentre ti prendi quasi-a-pugni nella partenza a nuoto, mentre in bici senti le gambe che stanno per scoppiare dal dolore, mentre nella maratona ti poni i quesiti esistenziali più profondi. Che bello vivere questo Ironman quando tutto fila liscio! Dormi e mangi bene nei giorni precedenti, ridi e scherzi con gli amici a poche ore dalla gara (grazie Christian Barattolo e Nadia Boffetti!), ti concedi una - maddai anche due - birre con Popo la sera prima della gara. Popo che mi ha sostenuto in tutti i momenti della preparazione e della gara. Un caro amico, oltre che preparatore atletico e al contempo un acrobata degno di un maestoso circo dell'Est che a poche ore dalla gara, mentre immagino che tutti dormano, mi porta in stanza un ghiacciolo al gusto di lampone invitandomi a fare la lotta. Ci sono altre persone, altre figure, che mi permettono di realizzare questi piccoli sogni sportivi. Un bel gesto lo fa mia moglie, che preferisce non accompagnarmi in una trasferta così impegnativa sul piano emotivo. Sarebbe un peccato litigare gratuitamente solo perché l'adrenalina del pre gara inizia ad uscire dai pori della pelle.
Tutto fila liscio come le ruote profilate, prima della gara, durante la gara (cosa vuoi che sia una piccola crisi in bici!) e dopo la gara, perché una serata al Ruta 66 di Puerto del Carmen è d'obbligo per celebrare la propria vittoria. Avevo voglia di continuare la bella esperienza del 2011, quel salto qualitativo iniziato proprio un anno fa ai Campionati italiani di lungo. Dopo il ritiro dal triathlon di Abu Dhabi di inizio marzo c'era voglia di riscatto. L'appetito vien mangiando e lavorando sodo ho ottenuto le mie belle soddisfazioni. È inutile mascherare la gioia di questo momento. A Lanzarote avevo tanta fame di Ironman e spero di ritrovare questa sensazione anche nell'altra isola vulcanica che mi attende a metà ottobre: Big Island e il Campionato del mondo di questo folle e affascinante sport chiamato un po' esageratamente Ironman.
Igor
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